Al lifting classico si sono andati affiancando interventi di cosiddetto mini-lifting, che, a fronte di cicatrici più contenute nell’estensione ed in caso di lassità meno marcata, specie in caso di paziente più giovane.
Va tuttavia considerato che il lifting tradizionale prevede degli scollamenti ampli, nonché rischi e complicanze che spesso i pazienti fanno fatica ad accettare, specie se questi, raggiunti un’età più matura, sono interessati da comorbidità quali diabete, cardiopatie o siano ormai dediti all’attività tabagica da anni. Queste condizioni infatti, costituiscono per definizione un rischio aumentato di problematiche post-operatorie. Alcuni pazienti si trovano dunque di fronte al voler sottoporsi ad un intervento, ma magari non volere o potere eseguirlo a causa di paure fondate o meno di incorrere in complicanze. L’età di per sé non costituisce normalmente un ostacolo anche a procedure chirurgiche più complesse, ma le condizioni cliniche o la maggiore vulnerabilità fisica o psichica di un paziente di età matura possono limitarlo dal sottoporsi a procedure che, proprio per caratteristiche fisiche, meriterebbe di eseguire. A questo dobbiamo comunque poi aggiungere che le cicatrici sono comunque estese, davanti e dietro l’orecchio ed estendersi anche nel capillizio. Ovviamente anche le cicatrici possono essere ulteriormente gravate da problematiche.
Nel lifting tradizionale l’obiettivo è quello di risospendere i tessuti mediante fili di sutura interni suturati ai tessuti, andando contemporaneamente a rimuovere l’eccesso di pelle residuo che viene a costituirsi. I risultati sono chiaramente ben evidenti. La durata di un risultato di un lifting chirurgico è nell’ordine di 5-10 anni, dopo i quali la lassità cutanea si può ripresentare, sebbene in tono minore.
Discorso un pò diverso può essere invece fatto per il mini-lifting. In epoca più moderna, per rispondere alle esigenze di pazienti desiderosi di non ricevere stravolgimenti nei lineamenti, con un quadro di iniziale lassità cutanea e magari una buona tenuta di tessuti, si sono andate affermando tecniche di mini-lifting, che prevede scollamenti meno ampli, resezioni cutanee più contenute e di conseguenze cicatrici anche meno lunghe ed estese. Ovviamente non può trovare indicazione in tutti i casi, ma solo selezionati; non può garantire infatti né gli stessi risultati né la stessa durata nel tempo. Il focus è più rappresentato dalla risospensione dei tessuti mediante fili di sutura interni, sebbene uno scollamento del viso più limitato non consenta di definire un risollevamento ben strutturato e duraturo. I fili utilizzati sono lisci, non hanno ancoraggi sui tessuti, a cui invece vi sono suturati. Chiaramente il recupero da questa tipologia di intervento è più rapido rispetto al lifting tradizionale, ma può non trovare indicazione in coloro i quali, specie ad età più avanzata, beneficerebbero di una più marcata sospensione e resezione cutanea.
In epoca più recente, con la domanda crescente della medicina estetica, legata a procedure che non abbiano un impatto negativo sulla vita sociale nei pazienti, sono comparsi sul mercato i cosiddetti fili di trazione o sospensione.
Il razionale di questo risiede nella possibilità di simulare un effetto di sospensione dei tessuti ottenuti nell’ambito di un lifting chirurgico mediante apposizione di punti di sutura, ma mediante il collocamento di fili interni a cielo chiuso.
E per quanto riguarda la pelle in eccesso, non verrebbe rimossa?
La risposta a questa domanda è: Ma siamo realmente sicuri sia sempre necessario rimuovere la pelle del viso per “liftare” un viso?
In effetti, contrariamente a quanto si sia soliti pensare, un rilassamento cutaneo è presente anche in soggetti molto giovani, senza che questi meritino di eseguire un lifting. Ciò che segna la differenza tra un volto giovane e più maturo infatti non è tanto la lassità cutanea, bensì un cedimento dei tessuti profondi, che devono essere risospesi. Anche in corso di lifting, a maggior ragione nel mini-lifting, la resezione cutanea è sempre relativamente conservativa, atta a rimuovere il solo eccesso cutaneo, ma senza eccessive rimozioni, che potrebbero compromettere una buona cicatrizzazione. Si va sempre di più verso trattamenti mini-invasivi, che non devono significare un mini-risultato, bensì mimare un effetto di un trattamento più aggressivo mediante una procedura non particolarmente impattante sull’anatomia e sulla vita del paziente. A questo risponde il lifting con fili permanenti.
Già negli anni ’50 in realtà vennero prodotti i primi prototipi di fili di trazione, ma con risultati non sempre degni di nota. Si è passati per fili sia costituiti da materiale riassorbibile sia non, ma la problematica era spesso rappresentata dalla durata dell’effetto, dall’eventuale malposizionamento eseguito senza visione diretta e dai materiali non sempre biocompatibili adoperati. Si è arrivati così alla più moderna evoluzione del lifting, basato sull’utilizzo di fili permanenti biocompatibili, che grazie ad un ingresso millimetrico nel capillizio sono in grado di offrire risultati duraturi e stabili nel tempo, sia a livello del viso sia del collo, a fronte di nessuna cicatrice: un lifting 2.0.
Parliamo di fili Infinite – thread ®, costituiti da un core centrale di poliestere, materiale usato con sicurezza in ambito sanitario da oltre 50 anni ed in grado di offrire una forza tensile superiore a 25 Newton, dunque estremamente resistente anche a forti trazioni. Questi fili sono poi rivestiti in silicone solido, in grado di offrire minima fibrosi e dunque estremamente biocompatibile. Il filo è spesso solo 1.4 mm, costituito da “spine” di ancoraggio bidirezionali che ne garantiscono stabilità e forte adesione ai tessuti. Si tratta dunque di un filo particolarmente sicuro, piccolo, ma molto resistente e dal forte ancoraggio: questo comporta la possibilità di definire risultati a lungo termine duraturi e stabili. Inoltre, a differenza dei fili precedentemente adoperati, specie quelli riassorbibili, questa tipologia di filo viene collocato ad una maggiore profondità, a raggiungere quello che viene anatomicamente definito lo SMAS (Sistema Muscolo-Aponeurotico Superficiale), ovvero il target del lifting, su cui con quest’ultimo vengono eseguite plicature o scollamenti. Esiste dunque una specifica tecnica, acquisita nell’ambito di un training dedicato, che consente di realizzare a cielo chiuso, senza tagli né cicatrici, quello che si cerca di ottenere con un lifting: una sospensione profonda, che riesca dunque a sollevare stabilmente e tenacemente i tessuti.
Parliamo di una vera e propria rivoluzione
La procedura, a differenza di altre simili, presenta chiaramente delle difficoltà tecniche che rendono tale metodica praticabile solo ed esclusivamente chirurghi plastici (non dermatologi né medici estetici ad esempio). Vale a dire le stesse figure che normalmente sono gli attori principali in un lifting tradizionale. Solo in questo modo è garantito il rispetto dei corretti piani anatomici e dunque di un risultato più evidente e duraturo nel tempo.
E se poi decidessi di non voler più quel tipo di effetto?
Trattandosi di fili bicompatibili, non è previsto l’innesco di una reazione infiammatoria indotta dal nostro organismo in risposta alla loro presenza, né una fibrosi, tipica dei riassorbibili. Inoltre, parlando di prodotti permanenti, si sta indicando anche la possibilità ipotetica di rimuovere in toto il prodotto. Eseguendo infatti delle piccole incisioni tra i capelli sarà possibile rimuoverli completamente, senza che vi sia stata un’integrazione, come invece accade con i prodotti riassorbibili.
E se ci fosse poi effettivamente della pelle in eccesso?
Esistono effettivamente casi in cui sussista non solo la necessità di risospendere i tessuti, ma anche di rimuovere la pelle in eccesso. In molti di questi casi, sarà possibile associare al posizionamento dei fili di sospensione permanenti suddetti, una piccola e limitata resezione cutanea, mimando un mini-lifting o, in casi con ancor meno pelle residua, un micro-lifting.
Rappresenta dunque una soluzione che risponde alle esigenze di un vasto numero di pazienti, senza alcun limite di età e applicabile in varie condizioni cliniche di partenza.
Possiamo dunque considerare il lifting con fili permanenti un vero e proprio lifting del futuro, un’ evoluzione dei precedenti: un lifting 2.0.